Terapia emicranica: un’era nuova… ma equa per tutti! - AINAT

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Associazione Italiana Neurologi Ambulatoriali Territoriali
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Terapia emicranica: un’era nuova… ma equa per tutti!

Antonello D’Attoma
Ambulatorio per le cefalee DSS 14, Putignano, ASL BA

“We can define these CGRP-new drugs as disease modifyng migraine…”: così un anno fa Paolo Martelletti, Lars Edvinsson ed altri, sull’onda degli echi nordeuropei e americani, scrivevano sul Journal of Headache and pain innescando anche in terra nostra un dibattito orientato a confermare efficacia dei nuovi farmaci anti-CGRP. L’esperienza italiana degli ultimi 18-20 mesi conferma che le terapie con anticorpi monoclonali anti- CGRP possono cambiare la storia dei pazienti emicranici, specie di quelli più “gravi”.
Per tale motivo, è mia intenzione porre una riflessione circa le modalità con cui sarà possibile prescrivere tali farmaci nei casi indicati, visti i costi elevati, alla luce della sostenibilità economica, oggi ancora più precaria dopo la drammatica pandemia.
Trattandosi di cure, come sembra, sicure ed efficaci, quali saranno i pazienti “fortunati” che potranno accedere a queste terapie? Ovviamente uso questo aggettivo tra virgolette perché riferito a una tipologia di paziente che per tanti anni e per molti versi è stato tenuto fuori dalle attenzioni e dalle cure di chi si è occupato di salute e politiche sanitarie. A prendersi cura di questa popolazione dimenticata, negli ultimi decenni, sono stati i pochi ambulatori dedicati presenti nelle università, negli ospedali, sul territorio e le società scientifiche, che hanno svolto un ruolo di grande valore, atto alla formazione degli operatori e alla organizzazione degli ambulatori su tutto il territorio nazionale.
E allora, quale sarà lo scenario che si aprirà a beneficio dei pazienti emicranici una volta che l’Agenzia del farmaco avrà definitivamente regolarizzato la prescrivibilità di questi costosi ma utilissimi farmaci? E presso quali ambulatori sarà possibile redigere i relativi piani terapeutici? Il quesito non è di poco conto, visto che di queste “new drugs” potrebbero giovarsi moltitudini di pazienti e che, probabilmente, almeno per i primi tempi, sarà necessario procedere ad una selezione degli stessi. Ciò, di per sé, crea amarezza (escludere tanti pazienti solo perché hanno crisi meno frequenti e più gestibili non è comunque cosa piacevole) e genera qualche preoccupazione; questa nasce dal fatto che le strutture che saranno autorizzate alla prescrizione, per ovvie ragioni, non potranno essere tantissime e laddove la scelta del Ministero dovesse cadere solo su quelle inseriti in contesti universitari e ospedalieri si rischierebbe di escludere quai tanti ambulatori che operano sul Territorio, che da tanti anni svolgono attività clinica concernente le cefalee a favore, incredibilmente, di altri che mai si sono occupati di tali patologie.
La preoccupazione si esprime quindi nel timore che i criteri di scelta dei pazienti e di erogazione delle cure non si svolgano in modo uniforme, a danno di tutto il sistema.
Alla luce di tali riflessioni sarebbe auspicabile che un criterio per individuare i Centri prescrittori, debba essere quello delle effettive esperienze e conoscenze sulle cefalee, a partire da quelli già riconosciuti presso le diverse Società scientifiche, a testimonianza di un percorso di formazione e di maturazione che dura da anni.
Questo è il senso della lettera che ho voluto indirizzare anche al Presidente SISC, prof. Pierangelo Geppetti, per invitarlo ad intervenire nella “trattativa” che in queste settimane si svolge in AIFA, proprio a tutela del lavoro sul campo che negli ultimi decenni molti ambulatori dedicati alle cefalea svolgono in varie regioni d’Italia sotto l’egida della nostra, e di altre Società scientifiche.
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