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Associazione Italiana Neurologi Ambulatoriali Territoriali
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La vita ai tempi del Covid-19: i cambiamenti, le sfide, le attese

Domenico Cassano
Neuro-psichiatra, Specialista ambulatoriale neurologo, ASL SA
 
I tempi che stiamo vivendo passeranno di certo alla storia come “l’era Covid-19” in riferimento alla pandemia da Coronavirus dichiarata dall’OMS “la sesta emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale”.
Oltre a provocare una grave sindrome respiratoria ad insorgenza acuta ed evoluzione potenzialmente fatale, lo spiccato neurotropismo del virus spiega il possibile esordio con sintomi neurologici (cefalea, perdita di coscienza, crisi epilettiche, ageusia, iposmia, disfagia e stroke), talora non riconosciuti perché mascherati dal più vistoso quadro respiratorio. Ciò ha implicato un forte coinvolgimento della figura del neurologo ospedaliero e territoriale, dato l’elevato numero di pazienti con complicanze neurologiche acute, post-acute ed elevata disabilità a lungo termine.
Nel nostro paese, tra i più colpiti, profonde sono state le ripercussioni sulle attività produttive, sugli stili di vita e sulla tutela della salute delle persone.
Un duro colpo è stato inferto all’organizzazione del Sistema Sanitario Nazionale, impreparato ad affrontare un’emergenza di tale portata. Si è posta, difatti, la necessità di aumentare repentinamente il numero di posti letto in terapia intensiva, talora trasformando reparti di ordinario ricovero in unità Covid-dedicate, sottoponendo oltremodo il personale a estenuanti sforzi e sacrifici.
Per quanto concerne l’assistenza sanitaria, la riorganizzazione di molte unità di cure intensive (Stroke units, UTIC, etc.) in Centri Covid ha implicato che un numero ridotto di soggetti con patologie acute di usuale emergenza potesse ricevere ospedalizzazione e trattamento adeguati.
In aggiunta, data l’epidemia in atto, il timore del contagio ha notevolmente limitato il ricorso all’ospedale anche per chi necessitava di un trattamento acuto per eventi vascolari, cardiaci e neurologici. Lungo tutta la penisola si è registrata, di fatto, una drastica riduzione degli accessi al Pronto Soccorso (circa il 70%), sostituito per l’occorrenza col telefono e la Farmacia.
Altrettanto dicasi per la Medicina del Territorio che ha assistito a un vistoso calo delle prestazioni verso individui affetti da patologie croniche, finanche gravi, o abbisognevoli di misure preventive di varia natura.
Gli stessi pazienti afferenti ai Centri cefalea hanno subito discontinuità nell’assistenza e nelle cure con sospensione dei protocolli di trattamento sia ordinari (tossina botulinica) che sperimentali (anticorpi monoclonali).
La conseguenza è un prevedibile effetto boomerang sulla richiesta di assistenza al momento della riapertura dei servizi sanitari: un sovraffollamento tale da incidere significativamente sui tempi di attesa, con impatto negativo sulle cure dei pazienti. Al presente, non è chiaro in che modo si potrà affrontare questa nuova emergenza ma di certo sarà necessaria una riorganizzazione ex novo da parte delle strutture sanitarie.
In conclusione, la pandemia da Coronavirus ha travolto le nostre esistenze, disegnando, d’improvviso e in maniera del tutto inattesa, uno scenario in cui - parafrasando Giancarlo Majorino - “siamo tutti malsicuri”, abbienti e meno abbienti. L’antropologo Joseph Campbell suggerisce che “dobbiamo essere disposti a liberarci della vita che abbiamo pianificato per poter vivere la vita che ci aspetta”.  
Due sono le somme verità derivabili da questo evento: l’enorme giovamento che un’intera comunità può trarre dalla buona politica e, soprattutto, l’estrema importanza della coesione sociale.
Davanti a noi si dispiega un futuro incerto, tutto da ricostruire, ma solo se ispirato ai grandi valori umani potremo guardare ad esso con gli occhi della speranza, che Agostino da Ippona definiva “la memoria del futuro”, e che per gli uomini di buona volontà è sempre l’ultima a morire.
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