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Associazione Italiana Neurologi Ambulatoriali Territoriali
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Coronavirus

2 - L’epidemia da Coronavirus
Il virus colpisce di più i deboli
di Aurelio Musi, Ordinario di Storia moderna, Università di Salerno

Il Covid-19 non è democratico. Può colpire tutti, certo. Ma l’eguaglianza apparente non riesce a nascondere le diseguaglianze sostanziali. Anzi ne costituisce un moltiplicatore, il fattore di drammatico aumento di tutti gli squilibri di diversa natura. In parte, questo processo è stato già segnalato (…) da alcuni passi dell’intervista rilasciata a La Repubblica da Giuliano Pisapia. “Il coronavirus – sono sue parole – fa emergere tutte le drammatiche situazioni sociali.  La pandemia colpisce più duramente i soggetti più deboli … E dopo ci sarà un forte aumento delle povertà e delle diseguaglianze”.
Il Covid 19 ci mette di fronte a due ordini di effetti.
Il primo è quello determinato dalle differenti condizioni di partenza. E’ il “qui ed ora”, per così dire, del divario da chi è più esposto al contagio e chi lo è meno.
Il secondo ordine è il “dopo”, di cui parla Pisapia: gli effetti di media e lunga durata capaci di approfondire ulteriormente il solco tra ricchi e poveri, tra più agiati, meno agiati, disagiati, tra integrati ed esclusi. In un perverso meccanismo cumulativo i due ordini di effetti sono fra loro strettamente intrecciati non solo a livello locale e nazionale, ma nella prospettiva globale, in quella che è stata definita la prima vera guerra mondiale contro un nemico invisibile a diffusione capillare.
Osserviamo la fisionomia delle oltre 1200 persone contagiate in Campania.
I più colpiti dal Covid-19 sono in primo luogo i soggetti in rapporto diretto e quotidiano con i contagiati dal virus: medici nei reparti Covid degli ospedali, alcuni costretti ad operare come in un “lazzaretto”, privi dei necessari accorgimenti protettivi e degli strumenti più idonei e indispensabili per la diagnosi e cura; personale sanitario e addetti al servizio trasporto dei pazienti a contatto con effettivi o potenziali contagiati. Ma maggiore esposizione coinvolge anche operai e produttori di beni essenziali, trasportatori e addetti alla distribuzione, dipendenti dei centri commerciali in contatto con clienti spesso stressati e non sufficientemente consapevoli delle condizioni di duro lavoro svolto da chi si sacrifica per rendere più accettabile la vita dei cittadini al tempo del coronavirus. E non vanno dimenticate le forze di polizia che stanno garantendo il controllo del territorio in una condizione assai difficile.
Dunque in tutti questi casi è l’attività professionale a costituire il fattore principale di diseguaglianza tra i più fortunati e, in un certo senso, privilegiati e i più esposti al contagio che svolgono con responsabilità spinta a volte fino al sacrificio, con turni massacranti, il loro lavoro.
L’altra categoria è costituita dagli anziani nelle case di cura e di riposo. Qui sono tanti i contagiati sia per le condizioni di prossimità in cui vivono, sia per la non specifica preparazione degli operatori, che non possono garantire adeguata assistenza.
E i detenuti? Stipati in numero sproporzionato in celle anguste incubatrici di virus, hanno attirato l’attenzione persino di Vittorio Feltri che ha rimproverato il suo fedele e mitico amico, Matteo Salvini, verso il quale nutre ammirazione e devozione quasi incondizionate. Il giornalista lo ha criticato per aver sottovalutato il problema e per non sostenere la decongestione delle carceri attraverso l’invio agli arresti domiciliari dei detenuti meno pericolosi.
E ricordiamoci di altre diseguaglianze al tempo del coronavirus: tra chi ha una casa e i senzatetto; tra chi, anche nella limitazione dell’osservanza delle regole, può contare comunque sugli affetti familiari, sulla socialità del quartiere, e chi è costretto a vivere in solitudine; tra chi può disporre solo del medico di base e chi ha la possibilità di ricorrere al medico privato; tra i precari, i piccoli commercianti e gli artigiani, i miserabili delle partite IVA e i tanti professionisti e percettori di altissimi redditi che evadono le tasse. Il “dopo” dipenderà anche da “qui ed ora”, dalla percezione di tutte queste diseguaglianze di partenza che devono spingerci a superare i nostri gretti egoismi, ad affrontare piccoli sacrifici, a guardare oltre il nostro “particulare”, a proiettarci verso più vasti orizzonti e la più piena consapevolezza del valore della nostra vita e degli altri.


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